martedì 28 settembre 2010

sabato 25 settembre 2010

lunedì 20 settembre 2010

lunedì 6 settembre 2010

LIBERTA' PER GLI ULTRAS....

Cavese - Cosenza, arrestati 3 tifosi locali

Arrestati tre tifosi della Cavese per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, sequestrate dalle forze dell’ordine mazze e spranghe. E mancava ancora un’ora circa all’inizio della gara. Tutto è accaduto, infatti, sulla statale: una ventina di sostenitori del Cosenza, scortati dalla polizia di Salerno, aveva raggiunto Cava in treno e stava raggiungendo lo stadio scortato dalla polizia. All’improvviso, in via XXV luglio il gruppo è stato preso di mira da una cinquantina di tifosi cavesi i quali hanno "accolto" i cosentini con una sassaiola ed hanno poi tentato di aggredirli. Solo l’intervento del personale di scorta ha impedito che vi fosse un contatto fisico tra le due tifoserie, invece il contatto c’è stato tra le forze dell’ordine e i cavesi e in questi scontri due agenti sono rimasti contusi. Per questo motivo sono scattati gli arresti e i tre giovani, tutti di Cava, potrebbero andare incontro a diffide. Intanto la polizia, coordinata dal vicequestore Gallo, sta lavorando per individuare altri elementi ed identificare altri tifosi responsabili della sassaiola.


Anche un tifoso del Cosenza, raggiunto da un oggetto, è stato ferito sia pure in maniera lieve. Dopo l’agguato, si è scoperto che i sostenitori calabresi arrivati in treno erano sprovvisti di biglietto e di tessera del tifoso e dunque hanno fatto dietrofront perché non avrebbero potuto assistere alla partita. Allo stadio solo sei tifosi del Cosenza erano nella curva nord, altri hanno invece acquistato i biglietti per entrare nel settore tribuna scoperta. Questi ultimi, una ventina, hanno sostenuto la squadra di Stringara esibendo una maglietta rossoblù e anche un drappo del Cosenza, e da qui è nato qualche attimo di tensione tra loro e i sostenitori di casa che occupavano quel settore. L’intervento di steward e polizia, che hanno creato un cordone per evitare qualsiasi contatto, ha evitato che gli animi si esacerbassero. Le forze dell’ordine hanno poi accompagnato all’esterno i tifosi del Cosenza con l’intenzione di far assistere loro al secondo tempo dalla nord, ma ci sarebbe stato un altro battibecco fuori lo stadio e la polizia per evitare problemi avrebbe deciso di rispedirli tutti a casa.

GRAZIE alla tessera del tifoso....

domenica 5 settembre 2010

Messina-Valle Grecanica 0-2 ( porte chiuse)

Prima giornata di campionato serie D


giovedì 2 settembre 2010

IO STO CON GLI ULTRAS


Siamo stufi, arcistufi, di questo Stato di polizia. Che non è quello delle intercettazioni telefoniche, come pretende Berlusconi che ha la coscienza sporchissima, che sono perfettamente legittime quando autorizzate dalla Magistratura, ma quello dove le libertà più elementari sono osteggiate, conculcate, vietate, proibite, scomunicate, tranne quella economica anche quando passa sul massacro della popolazione (è “la libera intrapresa” a creare la disoccupazione, oh yes, ma questo ve lo spiegherò in un’altra occasione) e, ovviamente, quelle del Cavaliere che può corrompere testimoni in giudizio, pagare mazzette ai finanzieri, consumare colossali evasioni fiscali, avere decine di società “off shore”, precostituirsi “fondi neri” impunemente perché, attraverso i suoi scherani, si fa cucire leggi su misura che lo tengono fuori dai processi.

Non bastassero già le leggi nazionali, dove sono sempre più feroci i limiti imposti al consumo di alcol, al fumo, non solo a tutela dei soggetti passivi ma anche di quelli attivi, alla prostituzione (da strada naturalmente, quella delle escort e soprattutto dei loro importanti clienti è immune), ora, dopo un altro demenziale decreto del ministro Maroni, ci si sono messi anche i sindaci, in particolare leghisti, ma non solo, a imporre i divieti più grotteschi e assurdi. A Verona è proibito sbocconcellare un panino in strada, consumare alcol fuori dai bar, bagnarsi nelle fontane, girare a torso nudo (il Mullah Omar era più permissivo). A Vicenza ci sono multe salatissime (500 euro) “per camper e roulotte che trasformano la sosta in un bivacco”. A Novara sono vietate le passeggiate notturne nei parchi se si è più di due (durante il fascismo ci volevano almeno cinque persone per considerarle “radunata sediziosa”). A Eraclea (Sicilia) è proibito ai bambini costruire castelli di sabbia in riva al mare. A Firenze, a Venezia, a Trento e in altre città è vietato chiedere l’elemosina, cosa che non si era mai vista prima (nemmeno nei “secoli bui” del Medioevo, anzi, tantomeno nel Medioevo in cui si riteneva che il mendico, come il matto, avesse, per dei suoi misteriosi canali, un rapporto privilegiato con Dio) in nessuna società del mondo, eccezion fatta per l’Unione Sovietica.

Adesso, sempre per iniziativa del solerte Maroni, è arrivata anche la “tessera del tifoso”.

È intollerabile che uno per andare a vedere una partita di calcio debba chiedere la patente alla società. Una schedatura mascherata, socialmente razzista perché imposta solo ai tifosi che vanno nel “settore ospiti”, cioè dietro le porte e nelle curve, mentre chi può pagarsi i “distinti” non subisce questa gogna. In realtà questa misura illiberale va nel segno di una tendenza in atto da molti anni: eliminare via via il calcio da stadio a favore di quello televisivo e degli affari di Sky, Mediaset e compagnia cantante (con corollario di moviola, labiali, giocatori scoperti in flagranti e sacrosante bestemmie – robb de matt – e, da quest’anno, anche la profanazione del tempio sacro dello spogliatoio). Ma chi conosce anche solo un poco il “frubal”, come lo chiamava Gioann Brera ai tempi belli in cui tutte queste stronzate non esistevano, sa che fra il calcio visto allo stadio e quello visto in casa, in pantofole, fra una telefonata e l’altra e magari sbaciucchiandosi con la fidanzata (orrore degli orrori, il calcio è un rito che vuole una concentrazione esclusiva, non sono mai andato allo stadio con una ragazza e fra Naomi e Ruud Van Nistelrooy – doppietta allo Shalke 04 per inciso – non ho dubbi) non corre alcuna parentela. Per vivere davvero la partita, per capirla, bisogna essere allo stadio, vedere tutto il campo (ci sono centrocampisti che, se guardi la partita in Tv, sembrano aver giocato male perché han toccato pochi palloni e invece hanno giocato benissimo, di posizione) e non solo quello che garba al cameraman.

Dal 1983 – introduzione del terzo straniero – il calcio da stadio ha perso il 40% degli spettatori. Quest’anno gli abbonamenti sono ulteriormente crollati del 20%. Molti tifosi hanno solidarizzato con gli ultras in rivolta e non l’hanno rinnovato. E poi ci sono le ragioni, così efficacemente spiegate da Roberto Stracca in un servizio sul Corriere (26/8) e che hanno tutte la stessa origine: scoraggiare la gente dall’andare allo stadio. “Anche chi non è ultrà – scrive Stracca – e non ha mai pensato di esserlo, dopo biglietti nominali, necessità di un documento per un bambino di 8 anni, odissee fantozziane nella burocrazia più ottusa per una partita di pallone, non ne ha potuto più e ha finito per dire addio allo stadio e aderire alla sempre più ricca offerta televisiva”.
Maroni, contestato violentemente da 500 ultras bergamaschi alla Festa della Lega ad Alzano Lombardo, ha detto: “Dicono di essere dei tifosi, ma non lo sono. Sono dei violenti”. E invece gli ultras sono gli ultimi, veri, amanti del calcio.

Qualche anno fa, in una domenica canicolare e patibolare di giugno, i demonizzatissimi ultras in rappresentanza di 78 società, di A, di B, di C e delle serie minori, diedero vita a Porta Romana, a Milano, davanti alla sede della Figc, a una civilissima manifestazione al grido di “Ridateci il calcio di una volta!” (cioè: numeri dall’uno all’undici, arbitro in giacchetta nera, pochi stranieri, riscoperta dei vivai e, soprattutto, basta con l’enfiagione economica che ha distrutto tutti i valori mitici, rituali, simbolici, identitari, che ne hanno fatto la fortuna per un secolo, a favore del business e che finirà, prima o poi, per farlo scoppiare come la rana di Esopo). La notizia – mi pareva una notizia – passò sotto silenzio. Persino la Gazzetta dello Sport dedicò all’avvenimento un box di poche righe. Non bisognava disturbare il manovratore. Cioè gli affari.

Due parole sulla “violenza” Ad Alzano Maroni ha detto anche: “Io con i violenti non parlo”. E allora il primo cui non dovrebbe rivolgere la parola è Umberto Bossi, il suo Capo. L’ineffabile Maroni si è dimenticato che il leader del Carroccio, agli albori della Lega, dichiarò: “Ho trecentomila leghisti pronti a estrarre la pistola dalla fondina” (in realtà quelli, dalla fondina, possono estrarre al massimo il loro cellulare), e in seguito: “andremo a prendere i fascisti uno a uno, casa per casa”, e ancora, a proposito dei magistrati, “bastano delle pallottole e una pallottola costa solo 300 lire”, e di recente ha anfanato di fucili e altre armi se non gli concedevano non mi ricordo che cosa, parole che dette da un esponente del Governo, sono ben più gravi delle quattro macchine date alle fiamme durante la contestazione di Bergamo.

Io sto con gli ultras. Anche quelli violenti di Bergamo. Perché mi paiono gli unici ad aver voglia ed energia di rivolta in un Paese in cui i cittadini si fan passare sopra ogni sorta di abusi, di soprusi e di autentiche violenze sempre chinando la testa. Sudditi. Nient’altro che sudditi.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it/
29.08.2010

venerdì 27 agosto 2010

giovedì 26 agosto 2010

Gli ultrà dell'Atalanta contro Maroni Caos e panico alla Berghem Fest

Tessera del tifoso - Scene da guerriglia ad Alzano dove mercoledì sera è avvenuta la contestazione: lanci di petardi e fumogeni con conseguente intervento della Polizia. Tre le auto incendiate

Contestazione degli ultras dell’Atalanta
, nella serata di mercoledì 25 agosto ad Alzano Lombardo dove è in corso la “Berghem Fest”, la festa provinciale della Lega Nord. Una serata speciale con ospiti tre ministri: Giulio Tremonti, Roberto Calderoli e soprattutto Roberto Maroni, quest’ultimo il destinatario della contestazione. I tifosi nerazzurri volevano esprimere il loro dissenso nei confronti del ministro dell’Interno, “reo” di aver creato la Tessera del tifoso, disposizione che da sempre ha fatto mugugnare tutte le tifoserie organizzate. Verso le 22 circa 500 tifosi hanno tentato di entrare nello spazio feste ma sono stati bloccati da un cordone di poliziotti (circa un centinaio) all’ingresso, impedendo loro di raggiungere le vicinanze del palco dove si trovano i tre politici; il blocco inizialmente si è svolto in maniera tranquilla e non ci sono stati momenti di tensione.
Momenti di tensione arrivate una mezzora più tardi quando gli ultras si sono allontanati dall'ingresso, facendo il giro intorno alla festa ed iniziando, a tiro del palco, a sparare in quella direzione fumogeni e petardi. E' intervenuta immediatamente la Polizia che ha invaso lo spazio riservato al pubblico intento ad ascoltare i tre rappresentanti del Governo; il risultato sono state scene di panico con un fuggi fuggi generale soprattutto di famiglie con bambini al seguito spaventati dal caos iniziato con il lancio di petardi e dall'intervento tempestivo della Polizia. Una guerriglia che si è spostata anche sulle strade dove sono andate in fiamme tre macchine (una dei vigili e una dei carabinieri) che hanno costretto all'intervento i Vigili del Fuoco. Guarda le fotografie.
Prima del dibattito sul palco, l'assessore regionale al territorio Daniele Belotti si era offerto di rappresentare le istanze degli ultras al titolare del Viminale. Ma un diverbio tra gli stessi tifosi ha fatto naufragare la «trattativa» e dunque i nerazzurri si sono scatenati lanciando bombe carta e fumogeni. Giacomo Stucchi, deputato leghista e lui stesso tifoso, ha bollato la contestazione: «non sono tifosi, sono solo violenti».
Ha rincarato la dose il ministro della Semplificazione Calderoli, che pure è bergamasco e atalantino: "Quando sento fuochi d'artificio o peti dietro provo fastidio. Sono atalantino e ho passione per gli ultras, per il loro entusiasmo, ma non posso accettare che l'immagine di Bergamo sia svenduta da 200 imbecilli che prima dell'inizio della partita vanno ad attaccare la polizia e i tifosi esterni".

sabato 21 agosto 2010

Flop tessera: solo 200 mila Curve semivuote e pericolose

Abbonati in calo del 18%. Secondo la Lega all'appello mancheranno 65-70 mila sostenitori "fissi". Guerre interne tra ultrà e gli episodi estivi: allarme al Viminale. "Il rischio sono i cani sciolti"




FIRENZE
- Solo duecentomila tessere del tifoso, abbonamenti in calo in serie A del 18%: la stagione del pallone inizia con le curve semivuote e spaccate (pericolosamente) al loro interno. La tessera per ora è stato un mezzo flop: a Inter (50.000) e Milan (220.000: Galliani l'aveva spedita a casa a tutti i simpatizzanti rossoneri...) che già avevano aderito, ora si sono aggiunti tutti gli altri club con un totale però che non supera le 200.000 tessere. Lo scorso anno gli abbonati erano stati 340.000: ora, a campagne concluse, la Lega di A stima di perderne 65-70.000. Vero che c'è anche la concorrenza tv, con la guerra degli sconti fra Sky e Mediaset Premium che contribuisce a svuotare gli stadi, brutti e pericolosi: ma la tessera del tifoso, novità di quest'anno, è stata gestita male dai club, che l'hanno subita come un'imposizione del Viminale, e solo ultimamente, e non tutti, cercano di venire incontro ai loro tifosi. Saranno pronti quindi i "varchi dedicati" per il 28-30 agosto? E le agevolazioni dove sono? Solo qualche club si avventura (Inter per prima) nell'iniziativa degli abbonamenti a rate. "Ma le tessere non sono così poche - spiegano dalla Lega - e ci sono club come Roma e Genoa in pieno recupero".

Di sicuro molte curve saranno semivuote, e molti ritengono la card del tutto inutile "Bastava l'abbonamento con la foto". All'ottimismo della Confindustria del pallone, più preoccupata forse per il contratto collettivo, non corrisponde altrettanta fiducia
da parte del Viminale. "Freddissima partecipazione, non è ancora passato il messaggio che la tessera del tifoso è un servizio e non una schedatura", è il segnale che arriva dal Ministero dell'Interno. Con la convinzione che i "legami fra alcuni club e gli ultrà non siano mai stati risolti". Ma il ministro Roberto Maroni ha voluto la tessera obbligatoria (per gli abbonamenti e per le trasferte nel settore ospiti) da questa stagione e allora si va avanti lo stesso, sapendo benissimo che questa sarà "un'annata laboratorio", quindi ad alto rischio. Presto sarà pronto anche il sistema informativo: si saprà così con certezza chi potrà mettere piede in uno stadio (circa 5000 tifosi, al momento, ne sono esclusi) mentre sta per nascere il "pool interforze" voluto da Antonio Manganelli, capo della polizia, per capire dove ci sono infiltrazioni criminali in curva.

Segnali di chiara preoccupazione. Chi non ha la tessera avrà grossi problemi soprattutto in trasferta (finendo magari mischiato con i tifosi avversari...) e il pericolo vero, spiegano dal Viminale, può arrivare soprattutto dai "cani sciolti", ora che molti capi ultrà hanno perso potere (e business). Ci sono curve spaccate fra loro, fra chi ha in tasca la tessera e chi, per convinzione o per ideologia, l'ha sempre rifiutata. "Ma noi siamo pronti", garantiscono dal Viminale. Non sarà comunque un'annata facile e i primi segnali, nelle amichevoli, lasciano poco tranquilli. Gli arbitri, assicura Marcello Nicchi, faranno comunque la loro parte: "Stroncando la violenza in campo, che porta ad altra violenza sugli spalti". Basterà? (21 agosto 2010)

lunedì 9 agosto 2010

Calcio: accoltellati due tifosi dopo Pescara-Roma

Due tifosi sono stati accoltellati nel corso di alcuni tafferugli avvenuti tra gruppi di opposte tifoserie dopo l'incontro amichevole Pescara-Roma di ieri sera, vinto dai giallorossi per 1-0. Le forze dell'ordine hanno compiuto alcuni fermi. Dopo la gara, gruppi di tifosi si sono affrontati vicino allo stadio, nella zona della pineta sul lungomare sud, dove sono state anche danneggiate automobili targate Roma. Dei due feriti, dei quali non sono stati resi noti i nomi, uno ha ricevuto due coltellate agli arti inferiori, l'altro al torace. Entrambi sono stati ricoverati all'ospedale di Pescara. Prima della gara vi erano state scaramucce vicino allo stadio Adriatico, ma l'arrivo delle forze dell'ordine aveva evitato il contatto fra le due tifoserie.

mercoledì 4 agosto 2010


300 ultras a brescia 2006/07

dopo il derby a reggio c. "0-2 Chiamo milano..risponde reggio!!"

risposta ai beneventani !!

mercoledì 21 luglio 2010

martedì 20 luglio 2010

venerdì 25 giugno 2010

venerdì 18 giugno 2010

martedì 15 giugno 2010

 
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